E’ Meglio un Allievo o un Adepto?

Scrivo queste righe come complemento al tema precedentemente trattato nell’articolo “Come scegliere un Maestro di Tai Chi Chuan. Quindi, se non lo aveste letto, vi consiglio caldamente di farlo, tanto sono solo poche righe e vi prenderà al massimo due o tre minuti della vostra vita.

Il titolo di questo nuovo articolo è ovviamente ironico, ammetto che avrei voluto chiamarlo “Come scegliere un allievo di Tai Chi Chuan?”, ma visto lo scalpore e anche qualche malinteso causato dall’articolo precedente, ho preferito evitare facili fraintendimenti.

Infatti, più di qualcuno, leggendo lo scorso articolo, si è sentito chiamato in causa o ha creduto fosse chiamato in causa il suo insegnante, mentre in realtà ciò che ho fatto la volta scorsa è stato semplicemente elencare una serie di criteri oggettivamente utili nello scegliere un insegnante. Una sorta di ideale da ricercare. Ma si sa, il mondo è pieno di omuncoli che vivono con il terrore di essere criticati, o che gli venga criticato qualcuno a cui tengono particolarmente. Si tratta di esseri evolutivamente inferiori, dediti alle chiacchiere da bar, che mormorano nell’ombra, senza mai mostrarsi apertamente. Un tempo a svolgere questo ruolo erano le cosiddette comari di paese. Oggigiorno purtroppo è un fenomeno assai comune anche tra gli uomini, forse che siano le reincarnazioni delle comari di un tempo? Chi lo sa!

Ma torniamo a noi e al tema che affronteremo oggi. Già posso sentire i pensieri di qualcuno nel leggere queste prime righe: “ma come? Un Maestro dovrebbe accettare di insegnare a tutti, altrimenti sarebbe un ingiustizia!”. E invece no, miei carissimi lettori. Perché purtroppo talvolta ci sono “allievi” che sarebbe meglio scartare in partenza. Spesso, sono proprio coloro dei quali mai si dubiterebbe, quelli fedeli, quelli che ogni parola del Gran Maestro/Sifu/Mentore è Legge Suprema e indiscutibile. Insomma, oramai ci siamo capiti, stiamo parlando degli “Adepti”.

Sfortunatamente è un fenomeno molto comune, in particolar modo all’interno dell’ambiente delle Arti Marziali Tradizionali. Decisamente meno frequente negli sport da combattimento, in cui il Coach sostituisce il ruolo del Maestro e i legami che si vengono a instaurare ruotano maggiormente intorno alla preparazione atletica.

Ma perché ho scelto il termine “Adepto”? Chi sono questi Adepti? E come possiamo facilmente riconoscerli?

In primis, un adepto del Maestro è una persona con evidenti disturbi psicologici, la quale ha deciso di iscriversi in una palestra di arti marziali per sopperire a delle mancanze affettive o di fiducia e stima nei propri confronti. Tutto questo potrebbe anche avere un senso, in quanto è risaputo che la palestra di arti marziali svolge un importante ruolo pedagogico-educativo nella vita di molti, sia adulti che bambini, aiutandoli a superare le loro paure, a migliorarsi e ad incrementare il senso di auto-efficacia. Ma non solo, la palestra è anche un luogo di aggregazione, nel quale ci si sente parte di un gruppo, condividendo e sperimentando importanti esperienza di vita. Tutti elementi estremamente positivi, che contribuiscono a migliorare l’esistenza di ognuno di noi.

Il problema degli adepti è che instaurano un legame morboso con il loro Maestro, identificandosi fortemente con il ruolo che egli svolge, trasformando un potenziale rapporto di affetto, stima e fiducia reciproca, in un patologico legame di sudditanza. Attenzione perché qualcuno di voi lettori potrebbe pensare che sia il Maestro ad essere un manipolatore, magari uno che raggira le persone, abbindolandole al punto tale da renderle suoi “schiavi”. E invece no! Nella stragrande maggioranza dei casi è l’allievo che si costruisce la cella con le sue stesse mani, egli preferisce rinchiudersi in una prigione dorata, scegliendo con cura il suo “carceriere di fiducia”.

Ebbene, dopo questa sintetica descrizione, passiamo oltre. Ora vorrei spiegarvi perché è estremamente controproducente per un Maestro avere degli allievi-adepti. Prima di tutto, poiché essi ne impediscono l’evoluzione personale. Se nessuno mai ti contraddice, mai ti fa notare un possibile errore o mai ti suggerisce un cambiamento, allora vi è un cervello solo che ragiona per tutti. Inoltre, se tutti pendono letteralmente dalle tue labbra, se la tua parola è legge suprema e ogni tuo pregio o difetto viene lodato e osannato, allora qualcosa non sta andando per il verso giusto.

Fortunatamente in questi miei (pochi) anni di insegnamento non mi è ancora capitata la figura dell’adepto, forse perché la mia metodica di insegnamento è mirata allo spronare in tutti i modi l’allievo a ragionare con la propria testa. Se qualcosa non va, se egli ha dei dubbi su ciò che gli sto insegnando, deve riferirmelo il prima possibile. Egli non dovrà mai e poi mai pensare che io sia perfetto, perché così non è. Nel pensarlo andrà a danneggiare non solo se stesso, ma anche me e l’intera scuola.

Noi insegnanti siamo prima di tutto Uomini e in quanto esseri umani possediamo molteplici sfaccettature. È ben risaputo che l’uomo non è uno, egli è una legione di Io, alcuni di essi contribuiscono alla sua evoluzione personale, altri lo indeboliscono, altri ancora sono oscuri, aggressivi, talvolta malvagi.

Il compito di un allievo sarebbe quello di riconoscere il Maestro per quello che è, ovvero prima di tutto un uomo, con i suoi pregi e le sue debolezze. Invece purtroppo troppo spesso ci si identifica a tal punto con l’insegnante da considerare positivamente alcuni suoi difetti o debolezze, non volendo nemmeno riconoscerli o accettarli come tali.

Purtroppo questo legame fazioso e settario, una volta instauratosi, è molto difficile da sciogliere o da reindirizzare positivamente. Spesso lo stesso Maestro vive in una bolla dorata, dove tutti gli dicono che egli è perfetto, senza rendersi conto che si tratta di un ambiente evolutivamente sterile, nonché un pallido simulacro della vita reale.

Un Guerriero è colui che lotta ogni giorno contro se stesso, contro quelle parti della personalità che gli impediscono di crescere e perfezionarsi, circondandosi di persone intelligenti e intraprendenti, non accomodanti, pronte in ogni momento a metterlo innanzi ai suoi errori. Allora e solo allora la Scuola di Arti Marziali sarà anche una Scuola di Vita, sia per gli allievi che per gli insegnanti.

Buona vita a tutti e al prossimo articolo.

Alex Recchia

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